Luoghi di culto lungo il percorso del Trenino Rosso del Bernina

L’itinerario battuto dal silente filare del Trenino Rosso del Bernina non nega l’opportunità di trasformare il proprio viaggio culturale anche in un percorso dedito al rinnovamento dell’anima. Questo perché il percorso sembra quasi mostrarsi come un pellegrinaggio dalle tappe idilliache, con spazi consacrati esclusivamente al silenzio, alla meditazione spirituale e alla riscoperta della propria essenza religiosa in un crescendo di luoghi di culto dal fascino eremitico.

Dal Santuario di Tirano sino ad arrivare, oltre il confine dell’Italia, alla Chiesa cattolica di San Carlo Borromeo, l’iconografia cristiana non cambia: i numerosi edifici devozionali stagliati sulle vette del paesaggio alpino esprimono tutti una storia fatta di solida fedeltà popolare.

“Qui si posarono i piedi di Maria”

Il giorno, com’era sua antica consuetudine, si stava lentamente sostituendo alla durezza della notte in un fascio di fioca luce crepuscolare quando l’umile contadino Mario Omodei, intento a precedere il mattino per meglio lavorare i suoi campi, vide dall’altezza delle Alpi Orobie l’espandersi improvviso d’un rossastro bagliore. L’uomo s’inginocchiò a terra rapito nello sguardo da uno stupore estatico e fissando la Madonna negli occhi, senza saper bene quali parole proferire ai piedi della Vergine, chiese ingenuamente: “Bene?” sentendosi rispondere, con voce misericordiosa: “E bene avrai”.

La leggenda vuole che il 29 settembre del 1504, proprio nel giorno in cui cadeva la festa di San Michele, una giovane ragazza dal volto candido apparve al beato Omodei chiedendogli di far costruire un tempio in suo onore e, rispettando la volontà della Vergine Maria, la cui mariofania fu approvata all’unisono da tutto il paese appena sei mesi dopo l’eclatante visione, fu posta la prima pietra per la costruzione della chiesa.

Il 25 marzo dello stesso anno furono gettate le fondamenta del santuario che ad oggi reca sotto l’altare, al fine di ricordare quel giorno, la seguente iscrizione: hic stetervnt pedes Mariae.

Ricca di opere d’arte poliedriche che vanno dagli esuberanti stucchi rinascimentali al seicentesco organo intagliato a mano, sino a toccare l’altare maggiore dal gusto barocco, la basilica della Madonna di Tirano rappresenta non solo uno dei monumenti religiosi più importanti della Valtellina che annualmente richiama a sé un gran numero di pellegrini, ma costituisce anche e soprattutto un importante esempio di architettura bramantesca e di pittura mariana. Per questo si colloca al terzo posto, dopo il Duomo di Milano e la Certosa di Pavia, tra le dieci chiese più belle della Lombardia.

Bellezze romaniche

La città di Bormio è rinomata per le sue terme frequentate dagli italiani fin dai tempi dei romani, ma offre anche delle meraviglie architettoniche circostanti come la Chiesa di San Vitale.

Antichissima, forse risalente al XII (alcuni documenti ne testimoniano l’esistenza fin dal 1196), essa presenta al suo interno un grande affresco simboleggiante il “Cristo della domenica” intento a consacrare alcuni oggi rappresentanti molteplici mestieri artigianali mentre la facciata sud si tinge di rosso nella rievocazione della Via Crucis e della finale crocifissione di Gesù.

Fra le altre chiese da contemplare vi è anche quella dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, figli gemelli di San Vitale e Santa Valeria, protettori del paese. Fondata nell’824, distrutta dagli spagnoli nel 1600 e ricostruita a fatica cent’anni dopo, la chiesetta custodisce nel suo grembo sacrale un organo seicentesco impreziosito dal fascino di numerose cariatidi ed un tabernacolo intagliato in legno e in stile barocco posto sull’altare maggiore.

Attraversando Brusio

San Carlo Borromeo, patrono di molteplici città elvetiche, trascorse parte della sua vita a combattere il diffondersi del protestantesimo in Svizzera, imponendo i rigidi dettami del Concilio di Treno, riunitosi appositamente per reagire a nuove dottrine quali calvinismo e luteranesimo, ricorrendo a metodi particolarmente cruenti d’indubbia religiosità. In ogni caso, al di là dell’attività inquisitoriale del Borromeo troppo spesso ottenebrata dalla chiesa ambrosiana e riesumata al contrario dalla critica storiografica che offre, in tal caso, l’opportunità di riflette anche su quella che fu l’eccessiva severità della chiesa cristiana, il santo aronese spicca come uno dei personaggio ecclesiastici più venerati nel Canton Grigioni e in generale in tutto il territorio svizzero, con diversi monumenti dedicati alla sua persona.

Proprio a Brusio, paesino attraversato dal Trenino Rosso del Bernina, possiamo trovarvi la Chiesa di San Carlo Borromeo edificata fra il 1610 ed il 1617 in sostituzione di una vecchia parrocchia quattrocentesca e commissionata dell’allora parroco di Tirano Antonio Crotto.

Il variopinto campanile barocco dal tetto piramidale, i contrafforti a gradoni, le finestre acuminate in stile tardogotico poste lungo la navata, le cappelle laterali sormontate da minuscole finestrelle a lunetta, gli stucchi risalenti alla seconda metà del XVIII secolo, la porta seicentesca dominata da un grande crocifisso e gli affreschi interni restaurati gli inizi del 1900 fanno della “katholische Pfarrkiche” intitolata al vescovo milanese una meta incantevole da dover obbligatoriamente visitare.

Sull’Alpe di San Romerio

Antica e suggestiva, immersa nella bellezza paesaggistica del monte Curnasc come fosse un soggetto inserito all’interno di una cornice vanghoghiana, la piccola chiesetta xenodochiale di San Romero, arroccata ad 800 metri dal Lago di Poschiavo, ci rimanda indietro nei secoli restituendoci ad un tempo medievale di cui desidereremo, anche solo per un istante, riviverne la pacifica solitudine monasteriale.

La chiesa consacrata a San Remigio (San Romedio nella parlata locale) risale probabilmente all’anno mille ed ebbe l’obiettivo di ospitare, perlomeno nei suoi primi anni di vita,  i viandanti sulla strada tra Poschiavo e Tirano. Successivamente vi si insediarono dei monaci non religiosi ma votati comunque agli insegnamenti di una chiara regola ordinale simile a quella benedettina per poi trasformarsi, dopo esser passata sotto la vigilanza del comune di Tirano,in un ospizio estivo riservato ai religiosi valtellinesi.

Il fascino della struttura, con oltre un millennio di storia alle spalle, risiede principalmente nel suo corpo costruito da grosse piode di sasso locale, e dall’affresco interno raffigurante la Madonna con San Romerio e Perpetua.

Insomma, un viaggio, quel del Trenino Rosso del Bernina, che offre un’ampia gamma di luoghi di culto davvero particolari che meritano almeno una visita.

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Debora Manini

Debora Manini, 21 anni, innamorata dello sport ma al tempo stesso amante del cibo, studia Lettere presso la facoltà di Scienze Umane de l’Aquila con il sogno di poter lavorare in futuro nel mondo dell’editoria. Oltre ad avere un’autentica passione per i viaggi, dovunque essi conducano, adora leggere romanzi e cucinare nonostante la cucina non adori lei.

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