Dieci parole per descrivere il Trenino Rosso del Bernina

Treni in servizio - Trenino Rosso del Bernina
Le notizie che gravitano attorno alla storia del Trenino Rosso del Bernina non si esauriscono mai, come pure ci sembrano interminabili le numerose curiosità riguardanti il paesaggio che questo va attraversando. Dal miracolo della Madonna di Tirano sino ad arrivare alle vedute svizzere che pare abbiano ispirato gli scritti filosofici di Nietzsche, il Trenino continua a sorprenderci in un susseguirsi d’interessanti dettagli. Ogni giorni, insomma, c’è qualcosa di nuovo da scoprire.

Eppure, se a dispetto di tutto quello che c’è da dire su di esso, volessimo riassumerlo in poche frasi? Se volessimo condensarne l’essenza nella brevità di alcune righe? Anche questo fa parte del carattere del Bernina, sintetizzabile, appunto, in appena dieci parole.

1) 1898

1898, l’anno in cui nacque l’idea generale del Trenino Rosso. L’anima ideatrice del progetto va ricercata nella persona di Numa Droz, un consigliere regionale che all’epoca si occupava di problemi inerenti alle comunicazioni ferroviarie. Già da tempo il territorio richiedeva la costruzione di una linea che fosse in grado di congiungere l’Engadina con la Valtellina così, una volta gettate le basi per l’esecuzione di tale collegamento, i lavori preso definitivamente forma nel lontano 1906. Dopotutto il tempo, anche allora, era denaro e ci volevano ben nove ore di corsa a cavallo per spostarsi da Samedan a Tirano.

2) Dodici

12, i milioni di franchi svizzeri utilizzati per la realizzazione del progetto, ovvero 200.000 franchi a chilometro. In un primo momento la ferrovia fu gestita da privati per poi essere rilevata nel 1944 dalla Ferrovia Retica.

Dislivello - Trenino Rosso del Bernina3) Adesione

Adesione, come il principio fisico che va regolando la corsa del Trenino. Gli ingegneri che ne pianificarono la struttura vengono considerati ancora oggi come degli autentici “visionari”. Gli elettrotreni utilizzati, infatti, rifuggono l’ausilio della più nota cremagliera, per affrontare dunque senza ruote dentate e, soprattutto, senza problemi, un dislivello che arriva a toccare i 2.253 metri sul livello del mare con l’Ospizio Bernina. Ovviamente un proposito tanto ambizioso si accompagnò anche alla pianificazione di una centrale idroelettrica, costruita nella Valposchiavo nel 1907.

4) Giallo

Giallo, ovvero il colore inizialmente scelto per dipingere il noto Trenino. Nel 2010, in occasione del suo centesimo compleanno, i visitatori della famosa tratta hanno avuto l’opportunità di salire a bordo degli antichi vagoni giallo-oro. Questi, con le loro forme leggermente arrotondate, i sedili in vimini e, in particolar modo, i portabagagli in cotone, sembrano emergere direttamente dalla latebre del passato. Nonostante i festeggiamenti siano trascorsi è ancora possibile visitarne l’interno su richiesta.

5) 1.000.000

1.000.000, i turisti che annualmente accorrono da ogni parte del nostro emisfero, per viaggiare lungo quella che è stata considerata dal National Geographic Magazine tra le dieci linee ferroviarie più belle al mondo.

6) UNESCO

UNESCO, per descrivere l’organizzazione della Nazioni Unite che dal 2008 ha inserito il Trenino Rosso del Bernina, assieme alla linea dell’Albula, nell’elenco di quel patrimonio mondiale che l’agenzia si propone giustappunto di tutelare. Prima di allora solamente tre tragitti figuravano fra le linee ferroviarie da preservare per conto dell’ONU: la ferrovia di Darjeeling in India, la Ferrovia del Semmering in Austria, e la stazione ferroviaria Chhatrapati Shivaji a Bombay.

Trenino giallo7) Giapponese

Giapponese, come la lingua in cui troverete scritte alcune indicazioni lungo la strada che collega la Svizzera con l’Italia. Nel 1912 un ingegnere chiamato Handa visitò il Canton Grigioni inciampando inevitabilmente sui binari del Bernina: ne rimase a dir poco incantato. Handa cercava per conto della Hakone Tozan Railway (HTR) un tracciato da imitare nella regione nipponica dell’Hakone, a sud di Tokio. Il sistema ad adesione del Trenino Rosso affascinò il visitatore giapponese a tal punto che ne copiò minuziosamente il modello. E così dal 1979 la linea del Bernina e la ferrovia HTR sono gemellate. Come emblema di questo sodalizio i nomi di alcune stazioni, come quella dell’Alp Grum, sono scritte in giapponese e determinati vagoni recano anche il simbolo del Sol Levante.

8) Quattro

4, sono le ore che il Trenino impiega per compiere il suo itinerario. Da Tirano a Saint Moritz, dal Massiccio del Bernina al ghiacciaio di Palù, dai mulini in pietra di Cavaglia sino a sfiorare le gelide acque dell’immacolato Lago Bianco, non sarete in grado di staccare le mani dal sottile vetro panoramico che vi divide a stento da simili visioni. Fra queste due regioni differentemente linguistiche e territoriali solcherete fra l’altro 196 ponti e viadotti, non prima però di esservi lasciati alle spalle almeno 55 gallerie.

spazzaneve9) Spazzaneve

Spazzaneve, termine usato per designare il dispositivo a motore automatico Xrot d 9213 che in caso di copiose nevicate viene impiegato per pulire la tratta del Trenino; questa turbina, che a vederla pare un enorme e smisurato orologio ferrato, è unica al mondo e fu inaugurata per la prima volta nel remoto 1910. Con un simile miracolo della tecnologia la linea del Bernina può restare in funzione durante anche in inverno; l’ultima volta è stata utilizzata proprio nel periodo dell’anniversario e cioè il 30 gennaio ed il 27 febbraio 2010.

10) 365

365, come i giorni dell’anno in cui è possibile salire a bordo del Trenino Rosso del Bernina. E al di là della sua bellezza paesaggista, che trova eguali in pochi altri tragitti ferroviari, i comuni che ne costellano l’itinerario offrono al tempo stesso moltissime attività culturali di cui poter godere. Solo il comune di Saint Moritz per questo 2015 ha messo in cantiere oltre 50 eventi turistici. Fra quelli più imminenti vi ricordiamo il White Turf, una sorta corsa internazionale di cavalli sulla neve, ed il Cricket on ice, che dal 1988 si svolge sul lago ghiacciato di Saint Moritz.

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Debora Manini

Debora Manini, 21 anni, innamorata dello sport ma al tempo stesso amante del cibo, studia Lettere presso la facoltà di Scienze Umane de l’Aquila con il sogno di poter lavorare in futuro nel mondo dell’editoria. Oltre ad avere un’autentica passione per i viaggi, dovunque essi conducano, adora leggere romanzi e cucinare nonostante la cucina non adori lei.

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