Verso i sapori dell’Egandina sul Trenino Rosso del Bernina

La bisciola valtellinese

Se siete dei buongustai sofisticati attenti a non mancare mai d’assaporare le prelibatezze autoctone del posto che visitate puntigliando sui dettagli d’ogni portata purché questi siano autenticamente tipici, allora il Trenino Rosso del Bernina, con le sue fermate destinate ad esplorare le località più rinomate della tratta Tirano – Saint Moritz, non mancherà di soddisfare anche il gusto dei più rigidi e pretenziosi intenditori con piatti squisitamente italiani influenzati nei loro aspetti migliori dalla gastronomia d’oltralpe.

Intinerario dei sapori dell’Engadina

Il Trenino Rosso offre ai suoi visitatori l’opportunità di incominciare il suggestivo percorso tra l’Italia e la Svizzera a diversi orario ma decidendo di partire di buon ora, sarà possibile aprire l’iter culinario con la rinomata “bisciola”, dolce nostrano valtellinese.

Il paesino di Tirano, cinto a sud dalle splendide Alpi delle Orobie e abbracciato a nord dal massiccio del Bernina, suggerisce con la sua atmosfera inequivocabilmente piemontese di fare colazione con una fetta di “panettone” che seppur sostanziosa nelle sua gustosa genuinità sarà certamente in grado di mostrarsi sazievole e corroborante per l’impegnativa giornata.

La bisciola infatti, differente dal tipico panettone milanese, si presenta come una morbida pagnotta di farina e grano saraceno che prevede un generoso impiego di noci, fichi secchi e uvetta con una lievitazione di quasi 36 ore (rispettata solo nelle pasticcerie conservanti la ricetta originaria)che ne garantisce una cedevolezza al palato reperibile in pochi altri prodotti.

La leggenda vuole che fu fatta confezionare dal cuoco di Napoleone quando le truppe dell’imperatore invasero il Nord Italia ma al di là di questa cronaca metropolitana o, per meglio dire, provinciale, la bisciola rappresenta da oltre duecento anni uno dei dolci simbolici del Bormio; oltretutto, data la sua ricca produzione sotto le festività, l’aura natalizia che avanza si presta bene a questo genere di degustazione.

Proseguendo poi alla volta dell’Alp Grum, non sarà difficile non notare come le vie siano gremite di castagnai pronti ad offrirvi i frutti scorzosi più celebri del sud dei Grigioni: le caldarroste, qui definite “marroni”, col loro cuore bollente ricco di amido e grasso, sapranno scaldarvi dall’aria fredda e sottile che nei mesi invernali avvolge questi luoghi a 2091 metri s.l.m: un assaggio vi è dunque concesso!

CapunsAnche i Capuns meritano di essere nominati nel panorama alimentare elvetico, curiosi e particolari già a partire dal loro aspetto per così dire “estetico”. I Capuns difatti appaiono come degli involtini arrotolati in una foglia di costa o di bietola da taglio e riempiti all’interno con un impasto di farina e uova impreziosito da pezzetti di affettati tagliati a dadini come prosciutto cotto, Andutgel (noto insaccato grigionese) o speck. Bolliti nel latte o nel brodo vegetale vengono poi serviti con una corona di cipolle o dei spicchi di formaggio.

Per l’ora di pranzo però lasciatevi sedurre dai cibi caratteristici dell’appena valicata regione svizzera celebre, per esempio, per la grande varietà di zuppe d’orzo che vi si possono trovare, una gamma quasi enciclica di consommé facente parte ormai da secoli dell’identità storica del suddetto cantone: dopo una faticoso giornata di lavoro trascorsa nei campi o perlopiù a pascolare, i grigionesi d’inizio secolo solevano rinfrancarsi davanti ai loro camini con una bella “suppa da giutta”, così definita in Rumantsch Grischun.

La zuppa d’orzo più diffusa e conosciuta è composta prevalentemente da orzo perlato, verdure in abbondanza, fagioli cannellini, lardo e un pezzo di Rippli affumicato (carne secca) presentando dunque tutti gli ingredienti necessari che denotano le caratteristiche per eccellenza di un sano e rifocillante comfort food.

Un’altra specialità rinomata nella regione italo-svizzera assolutamente da provare è la carne magra essiccata all’aria aperta, la cosiddetta “viande des Grisons”, per la quale oggi si utilizza solo carte accuratamente selezionata come coscia di vitello, controfesa, tenero magatello e, in casi più rari, una fesa di punta d’anca (magari proveniente direttamente dalla Valtellina). D’origine umile e modesta, nata in sostituzione della carne fresca quando questa veniva a mancare (l’essicazione non a caso è uno dei metodi più diffusi per conservare gli alimenti), oggi la carne secca dei Grigioni figura come una vera e propria prelibatezza prodotta con i tagli migliori del bovino e venduta a caro prezzo: per chi lo desidera vi si possono trovare in oltre carne secca di cervo e suino, manzo, agnello e capriolo.

Torta alle nociIl viaggio del Bernina Express si conclude nella sfarzosa città cosmopolita di Saint Moritz, crocevia di culture diverse nonché meta d’élite in cui trascorrere le proprie vacanze all’insegna di specialità “internazionali” preparate da chef stellati oppure concedendosi il piacere di assaporare delle delizie locali uniche nel loro genere e, nel caso in cui decidiate di optare per la seconda scelta, fra i piatti meglio noti della “metropoli delle alpi” non possiamo non annoverarvi la celebre “Tuorta de Nusch Engiadinaisa” poiché la Svizzera oltre ad essere famosa per il cioccolato non lo è meno per i suoi dolci.

La torta di noci engadinese, anch’essa ideale per il periodo invernale che ci attende, prende le forme di un consistente impasto di pasta frolla al cui interno si nasconde un ripieno di noci, panna e miele: al primo sguardo secca e povera, cela in verità sotto la sua crosta fragrante una tenera mousse ammorbidita da caramello con abbondanti scaglie di noci.

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Debora Manini

Debora Manini, 21 anni, innamorata dello sport ma al tempo stesso amante del cibo, studia Lettere presso la facoltà di Scienze Umane de l’Aquila con il sogno di poter lavorare in futuro nel mondo dell’editoria. Oltre ad avere un’autentica passione per i viaggi, dovunque essi conducano, adora leggere romanzi e cucinare nonostante la cucina non adori lei.

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