Pian di Spagna: il paradiso terrestre in Valchiavenna

Forte di Fuentes

Se c’è un posto in cui l’esordio della primavera può essere colto in tutto il suo splendore, quello è sicuramente il Pian di Spagna. Gli amanti della fotografia non potranno non apprezzare l’impetuoso irrompere di tutti quei colori che, come mille sfumature cangianti, vanno nascendo or ora tra le macchie selvatiche e indomate del Lago di Mezzola. Basta uno scatto, quell’azione istantanea capace di eternare qualsiasi corpo in un’immagine immortale, per catturare il volo alato e sublime di un airone cenerino. Il miracolo della natura consiste proprio in questo, in una dolce e lenta evasione dal pesante incombere dell’esistenza.

Si rimane così colpiti dal canto tamburellante dell’upupa, dal regale avanzare del cigno, dal salto fulmineo e aggraziato dei fringuelli che come fulmini imporporati, custodi della passione di Cristo, fendono il cielo con i loro colori. In questo tripudio di beltà – tenera espressione della vita – ci si abbandona, dunque, alla morte, al silenzio, alla quiete. Ed è proprio qui che il ricordo atavico di certe passioni- antichi e primitivi istinti – torna a risvegliare, finalmente, i nostri sensi.

La riserva naturale

Pian di SpagnaChiamato anticamente Piano di Colico, prima che gli spagnoli vi si insediassero per sorvegliare quel “luogo di confine”, il territorio della riserva naturale Pian di Spagna si estende sui comuni di Sorico e Gera Lario, in provincia di Sondrio. Perciò, posta proprio all’imbocco della Valtellina e della Valchiavenna, l’oasi ricopre all’incirca parte del tracciato solcato dal Trenino Rosso del Bernina.

Si può decidere, per l’appunto, di andare a Saint Moritz per poi tornare indietro e immergersi nella bellezza della più grande area protetta della Lombardia. Il Pian di Spagna, infatti, presenta una conformazione geologica tanto rara e particolare da aver richiesto, al fine di rispettare gli obiettivi promossi dalla convenzione di Ramsar (Conferenza internazionale sulle zone umide e gli uccelli acquatici), una sua effettiva tutela da parte dello Stato. La riserva fu costituita nel 1983 e ancora oggi, posta sotto un constante monitoraggio, figura come uno dei principali luoghi di nidificazione migratoria dell’intera regione.

La flora

La riserva comprende entro i suoi confini il Lago di Mezzola a nord e il piccolo Lago di Dascio, entrambi habitat acquatici proliferi di molte specie. Il paesaggio vegetale, in effetti, è dominato prevalentemente da canneti a cannuccia di palude, presentando però anche boschi misti di latifoglie, zone adibite a pascolo e superfici agricole coltivate. Il canneto più esteso – un manto voluminoso di canne tese al cielo – occupa la parte settentrionale del Pian di Spagna in un tratto denominato “Stalle della Poncetta”. Nel canale “Borgo francone”, invece, vi si possono rintracciare delle magnifiche e affascinanti ninfee accompagnate dai nannuferi, ovvero delle piante acquatiche caratterizzate da un’infiorescenza giallognola, molto particolare; entrambi i fiori, siano essi Nuphar lutea o Nymphaea, si schiudono col sole per poi serrarsi al tramonto.

La fauna

pettoazzurroFra laghi, fiumi, torrenti, stagni e canaletti, la fauna può essere considerata come il vero patrimonio della riserva. In ognuno di questi ambienti vi si possono osservare, per esempio, una grande varietà di pesci che vanno dai persici (Perca fluviatilis) alle bottatrici  (Lota lota). Goffi e bizzarri, ma anche leggiadri e disinvolti, questi curiosi esseri squamosi, molti dei quali oscuri all’immaginario collettivo che riassume i piccoli vertebrati in un’unica icona, popolano in abbondanza i canali della Mera. Tuttavia i protagonisti assoluti del Pian di Spagna sono senza dubbio gli uccelli, sia nidificanti sia migratori.

Dall’apertura dell’area, sono state osservate e censite ben oltre 200 specie diverse fra cui il rarissimo pettazzurro (Luscinia svecica), caratterizzato da una macchia celeste sul dorso.

Con l’ausilio di un buon cannocchiale, ma soprattutto accessoriati di tanta buona volontà, è anche possibile cogliere uno degli animali più nobili ed eleganti che normalmente attraversa le rive del Lago di Mezzola: fermo nella sua più bella posa estetica, col collo armoniosamente adagiato sul candito petto, il cigno reale, silenzioso e pacato, non di rado si lascia osserva dai turisti incantati.

Forte di Fuentes

Meraviglia delle meraviglie, rannicchiato sulla collina Montecchi nel cuore del Pian di Spagna, è il Forte di Fuentes, risalente al XVII secolo, che conferisce maggior fascino all’intera pianura, coronata così da un monumento storico d’indiscussa importanza. Questa costruzione militare, ubicata a Colico, documenta ancora oggi la presenza degli Spagnoli in Italia nel lontano 1600.

Fu fatto costruire da Don Pedro Enríquez d’Azevedo y Toledo, conte di Fuentes, per arginare eventuali attacchi da parte dei francesi e conserva tuttora un aspetto gravemente severo e austero. Tra assedi, occupazioni e nuove conquiste, il forte cadde dapprima nelle mani degli avversari per poi essere abbandonato finché nel 1916, ormai in parte distrutto e degradato, non fu acquistato da un privato. Fortunatamente adesso, grazie all’intervento dell’amministrazione di Como, il trivio di Fuentes è stato ristrutturato e aperto al pubblico.

Vari restauri hanno permesso di riportare a nuova vita la piazza d’armi, cinta da una corona muraria, che a suo tempo ospitava gli alloggi dei soldati e la chiesa dedicata a Santa Barbara, protettrice degli artiglieri.

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Debora Manini

Debora Manini, 21 anni, innamorata dello sport ma al tempo stesso amante del cibo, studia Lettere presso la facoltà di Scienze Umane de l’Aquila con il sogno di poter lavorare in futuro nel mondo dell’editoria. Oltre ad avere un’autentica passione per i viaggi, dovunque essi conducano, adora leggere romanzi e cucinare nonostante la cucina non adori lei.

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