Iter Vitis: visitando la Valtellina col calice in mano

I vitigni del Nebbiolo

Vino: nettare degli dei. Noè ne piantò la prima vigna 3000 anni fa, Gesù Cristo lo rese suo sangue, i romani l’attribuirono a Dioniso. Baudelaire, in un suo celebre saggio, sentenziò che non la droga bensì il vino era per lui l’unico “paradiso artificiale” degno di elevare l’uomo all’infinito; ed il suo elogio in onore di questa “poesia della terra”, come ebbe a dire Mario Soldati alcuni anni dopo, fu così forte e sentito al punto tale da mettere in guardia il lettore da chi non ha mai fatto uso di questa bevanda: “Chi beve solo acqua, ha un segreto da nascondere” scrisse più tardi l’autore nei suoi fleurs du mal.

In vino veritas? Difficilmente i proverbi latini professano il falso; tanto vale dunque provare. E se da Ovidio a Victor Hugo la letteratura, come pure l’arte, ne hanno tessuto le lodi con enfasi celebrativa allora l’inebriante libagione merita davvero di essere assaporata in tutta la sua esaltante gustosità. Dopotutto le statistiche parlano chiaro, solo in Italia si producono almeno 60 milioni di ettolitri di vino ogni anno.

Stiamo parlando dunque di un mito che non tramonterà mai e con esso non tramonteranno nemmeno i territori che permettono al tanto apprezzato frutto della vite di maturare: la Valtellina, per esempio, è uno di questi.

La strada dei vini in Valtellina

La ValtellinaNon si può parlare di Valtellina senza far riferimento ai suoi vitigni. Proprio qui, lungo il bacino idrico del fiume Adda, i vigneti terrazzati della bella regione si inerpicano sulle rocce delle Orobie per poi abbandonarsi dolcemente sui versanti meno ostili di tali montagne. La visione toglie il fiato. E in susseguirsi di pampini ed acini bruni, il paesaggio, inconfondibilmente italiano, rifulge di verde. Per una buona parte della popolazione valtellinese il vino rappresenta una delle principali fonti di reddito fin dal 1500. Ad oggi, ovviamente, le industrie si sono evolute e fra i maggiori “acquirenti” del nostro made in Italy vi sono il lontano Giappone e l’ancor più distante Malesia.

Il vitigno principale è senza dubbio il Nebbiolo (meglio conosciuto come Chiavennasca) mentre fra le varietà secondario vi sono il Pignola, il Rossola ed il Brugnola.

Lo Sforzato di Valtellina

Lo Sforzato o Sfurzat di Valtellina è in verità in un passito nato di recente, ovvero nel 2003, dopo una lunga elaborazione viticola da parte di diversi produttori. L’iter di fabbricazione comincia selezionando le migliori uve del Nebbiolo (min. 90%) che dopo la vendemmia vengono letteralmente stese su dei graticci, o adagiate all’interno di ceste, rimanendovi per circa tre mesi. Terminato l’appassimento (processo anche definito come “sforzatura”), l’uva perde il 40% del suo peso, addensandosi così in un alto concentrato di succhi. Seguono poi venti mesi di affinamento in botti in legno e solo a questo punto, dopo ave raggiunto una gradazione alcolica del 12%, il vino è pronto per arrivare sulle tavole. Lo chef in questo caso consiglia, per accompagnare lo Sforzat, fagottini di bresaola della Valtellina e cialde con crema di formaggio.

Il Valtellina Superiore

Nella provincia di Sondrio, precisamente tra Berbenno e Tirano, si produce il Valtellina Superiore, dal color rosso rubino. Il periodo minimo di affinamento, ossia di conservazione, è di 24 mesi, di cui almeno 12 in botti di rovere, mentre in alcune particolari annate le bottiglie possono anche arrivare a 36 mesi di invecchiamento, acquistando così la qualifica di “riserve”.

Il vitigno con cui è consentito produrlo è ancora una volta il Nebbiolo, utilizzato nel 90% dei casi.

Questo rosso, dal sapore leggermente tannico e al tempo stesso vellutato, caratteristico della suddetta regione alpina, può recare in oltre le denominazioni di cinque sottozone di produzione: Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella.

Sassella, fra le varie aree, figura come la più antica sottozona della Valtellina Superiore ed ha origine nella zona ovest di Sondrio: i rossi prodotti qui, fra il comune di Castione ed il fiume Mallero, emanano dalle loro intense sfumature bordeaux un aroma di frutta secca e fiori appassiti. Che ne dite di un primo piatto? Degli agnolini ripieni di carne andranno benissimo.

Le terrazze retiche di Sondrio

Quando si parla di terrazze retiche si fa riferimento a vini bianchi, rosati, spumanti e novelli che oltre al rinomato Nebbiolo posso venir alla luce anche da altri vitigni, quali Pignola, Merlot, Barbera, Chardonney e simili. La zona di produzione comprende l’intero territorio della provincia di Sondrio. I vini bianchi, alcuni dei quali ottenuti anche da bacche nere vinificate in bianco, riscuotono un successo sempre crescente collocandosi assieme agli spumanti fra le varietà vinicole maggiormente esportante in Europa. Per non allontanarci troppo dalla Lombardia suggerirei un secondo piatto di pesce, magari dei missoltini con polenta. I Misultin, provenienti dal lago di Como, figurano alla base della cucina povera comasca.

Valtellina wine trail

Il wine trailQuest’anno la gara è iniziata come di consueto da Tirano, stazione di partenza del Trenino Rosso del Bernina. Il Valtellina wine trail, come suggerisce il nome, consiste in una vera e propria gara fra atleti di fortuna e professionisti della corsa. L’itinerario ricopre 43 km di strada o, per meglio dire, 43 km di vitigni. Nel corso di questa competizione, infatti, il tragitto si snoda lungo tutto il territorio valtellinese addentrandosi nel cuore dei palmiti comaschi per raggiungere poi quelli di Sondrio.

Se non avete voglia di correre potere sempre dedicarvi ad un dolce e lento “cammino sensoriale”: per l’occasione il Consorzio regionale propone anche l’evento “cantine aperte” con visite guidate nei meravigliosi luoghi in cui prendono forma i vini. Cosa aspettate? La Valtellina attende solo di essere assaporata.

Per maggiori informazioni, cliccare QUI.

The following two tabs change content below.

Debora Manini

Debora Manini, 21 anni, innamorata dello sport ma al tempo stesso amante del cibo, studia Lettere presso la facoltà di Scienze Umane de l’Aquila con il sogno di poter lavorare in futuro nel mondo dell’editoria. Oltre ad avere un’autentica passione per i viaggi, dovunque essi conducano, adora leggere romanzi e cucinare nonostante la cucina non adori lei.

Comments are closed.

x

Informativa sui cookie

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.