Grosio, il piccolo antichissimo comune valtellinese

Grosio

Grosio è un piccolo paese in provincia di Sondrio, nonché uno dei fulcri più importanti della comunità valtellinese. Nonostante le dimensioni ridotte, conta infatti una popolazione di circa 4000 abitanti, possiede un patrimonio artistico da fare invidia alle migliori metropoli europee. Il comune si trova ad un’altitudine di oltre 600m sopra il livello del mare, rendendolo sicuramente facilmente accessibile rispetto ad altre tappe del Trenino Rosso.

Grosio, tra storia e un patrimonio culturale invidiabile

Grosio- Parco delle incisioni rupestriIl piccolo paese in provincia di Sondrio deve la sua fama al suo magnifico Parco delle Incisioni Rupestri, tappa che non dovete assolutamente ignorare se avrete la fortuna di passare di lì. Fu creato aperto nel 1978, con l’obiettivo primario di salvaguardare gli importanti beni artistici e architettonici della zona di epoca medioevale, anche se ciò che rende questo luogo unico è molto molto più antico.

I primi ritrovamenti della zona risalgono al Neolitico è proprio da questa epoca storica che provengono i più famosi e importanti reperti: come la vicina Val Camonica, Grosio è ricca di incisioni rupestri. Sto parlando del monumento più importante della zona, tanto antico quanto prezioso: la Rupe Magna. Essa è tra le più grandi rocce raffiguranti figure di origine primitive delle Alpi. Ha una lunghezza di 85m e una larghezza di 35; nonostante non sia un sassolino e sia stata la tela degli uomini primitivi per 3000 anni, ovvero dal IV millenio a.C al I millennio a.C., fu scoperto solo nel 1966. Il nome dello scopritore di questo tesoro roccioso è Davide Pace.

Nonostante quest’uomo abbia scoperto oltre 50 rocce ricche di incisioni rupestri, essa è la più famosa a causa delle dimensioni e del numero di figure, oltre 5000. Rappresentano i temi più disparati; ad esempio si va dalle tipiche figure antropomorfe, seguite da quelle di animali, fino ad arrivare a utensili e figure geometriche.

Galeotto fu Davide Pace per Grosio

Davide Pace è stato un uomo simbolico per questa zona. Oltre ad aver scoperto il pezzo forte del parco, 4 anni dopo ha ritrovato altri reperti col nome di Dosso Giroldo, il complesso di 50 rocce a cui ho accennato sopra, il cui pezzo più famoso è la Roccia degli Armigeri. Il nome proviene dal fatto che le figurine ritrovate siano tutte rappresentanti creature antropomorfi che impugnano scudi e lance.

La zona non fu amata solo nell’antichità, ma anche nel periodo medievale, infatti possiamo trovare diversi castelli. Il primo di essi è il Castello di San Faustino, detto anche Castello Vecchio. Tra le due rocche che vi descriveró questo è il più piccolo e semplice. Fu costruito tra il X e l’XI secolo, sopra i ruderi di un edificio antecedente. L’architetto non si è occupato di abbellirlo in modo particolare, poiché aveva un’unica funzione a scopo difensivo. Adiacente alla fortezza si trovava un’antica chiesa, la cui costruzione era in onore dei santi Faustino e Giovita. Ed è proprio la torre campanaria di quest’ultima uno dei pochi resti rimasti ancora in piedi del complesso. Vicino al castello sono ancora visibili i resti dell’edificio precedente, ovvero sepolcri e così via.

Proseguendo nel vostro percorso, man mano vi avvicinerete ai giorni nostri e troverete il Castello Visconti Venosta, più comunemente chiamato Castello Nuovo. L’opera risale al XIV secolo circa e fu di appartenenza viscontea. La funzione della rocca fu quella di fortezza militare per la conquista della zona del Bormio.

La costruzione è stata molto fortunata, poiché sopravvissuta alla distruzione seriale dei Grigioni, i quali danneggiarono tutte le opere antecedenti alla loro venuta. La fortezza è dotata di una doppia cinta muraria, il cui utilizzo fu quello di proteggere la popolazione in caso di guerra. I continui scavi avvenuti al suo interno hanno portato alla luce reperti risalenti all’età del Ferro, lo stesso periodo delle incisioni di Rupe Magna. Ciò significa che anche Castello nuovo fu costruito sopra qualcosa di molto più antico.

Grosio, tra enogastronomia e artigianato

Pizzoccheri fatti in casaIl vostro giro tra castelli e incisioni rupestri durerà poche ore, ma è comunque necessario che troviate un luogo per rifocillarvi. Nonostante il comune abbia pochissimi abitanti, anche questa regione è ricca di piatti tipici da guastare assolutamente.

Il prodotto principale, amatissimo in tutta la Valtellina e oltre, è un tipo di pasta chiamata pizzoccheri. Sono insaporiti da una salsa chiamata ‘Pesteda”, la cui ricetta è custodita gelosamente.

Poi è la volta degli sciatt, piccole frittelle di grano saraceno. Solitamente è uno spuntino che non va mangiato solo: i locali cercano di accompagnarlo con insaccati o funghi porcini. È splendida la grande varietà di formaggi, salumi e vini, prodotti esportati in tutto il Paese per la loro qualità.

Chiudiamo il nostro menù, con un ennesimo piatto al grano saraceno, le manfrigole alla Grosina.

Magari molti di voi dopo una sana mangiata, gradirebbero comprare una ricordo di Grosio. Il lavoro artigianale nel paese è fervente e attivo: caratteristica tipica della provincia di Sondrio è la lavorazione di merletti e pizzi che potrete ammirare addosso ai costumi tradizionali. Il secondo materiale della zona è il peltro, anche se qui ha un valore superiore all’oro, poiché è il fulcro dell’economia.

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Krizia Ribotta

Giornalista, blogger e autrice con la passione per il cinema, la lettura e i viaggi. Pubblica articoli dal 2010, da quando ha iniziato a scrivere per giornali e blog italiani e americani, con cui continua a collaborare. Autrice di un libro per il sociale, sta per esordire come travel blogger con il suo primo ebook dedicato interamente a consigli, recensioni e confidenze sui viaggi.

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