Delebio, protagonista delle giornate FAI

Case contadine di Delebio

Anche quest’anno si rinnova uno degli eventi più importanti nel panorama del turismo artistico culturale del Belpaese, ossia la storica manifestazione del FAI giunta, dopo anni di successo, alla sua 23° edizione. Finora il Fondo Ambiente Italiano, impegnato, appunto, nella promozione di convegni e visite speciali finalizzati alla valorizzazione del nostro territorio, è riuscito a coinvolgere in questa iniziativa oltre 7.000.000 di italiani, divenuti così ancor più coscienti e consapevoli delle bellezze, uniche nel loro genere, che li circondando.

Quest’anno l’appuntamento coincide con l’inizio della primavera: a partire dal 21 marzo 2015, sino alla fine del giorno successivo, i turisti nostrani e non potranno lasciarsi guidare da circa 25 mila giovani Ciceroni, reclutati appositamente dall’organizzazione, alla scoperta di chiese, ville e borghi, normalmente inaccessibili ai visitatori.

L’obiettivo principale del FAI, infatti, è quello di educare innanzitutto gli stessi cittadini alla conoscenza dei tesori nascosti d’Italia.

Sono 780 i siti d’arte aperti per l’occasione in 340 località sparse in tutta la Penisola e in questo florilegio di aree archeologiche, castelli e giardini da ammirare, figura anche un piccolo comune della Valtellina.

Appuntamento in Valtellina a Delebio

Oratorio di San GirolamoLa regione valtellinese non poteva non rientrare nel programma del FAI con qualche meraviglioso luogo da visitare. In questo caso è stato l’antico paese di Delebio (Delébi in dialetto), stanziato nella provincia di Sondrio, ad essere selezionato per rappresentare la suddetta area alpina. Con una popolazione di appena 2.900 abitanti, il minuscolo borgo della Bassa Valtellina, nonostante la sua scarsa densità, custodisce una serie di opere d’arte che testimoniano l’importanza storica di cui si ricoprì a partire dal XIV secolo.

Si ricorda infatti che proprio qui, alle pendici delle Alpi Orobie, ebbe luogo quasi 500 anni fa una violentissima battaglia fra due potenze allora indiscusse: i Visconti di Milano e la Repubblica di Venezia si scontrarono nel cuore della Val Lesina per ottenere il dominio su un’area fondamentale per i traffici commerciali verso il Nord. Da quel momento in poi, dopo la vittoria di Filippo Maria Visconti, il paese conobbe una grande fortuna, modificando anche, grazie a tale arricchimento, il proprio aspetto architettonico.

Il titolo di questa edizione, non a caso, è “Delebio: alle porte della Valtellina, andando per palazzi, chiese e culundéi” e l’evento segue prevalentemente tre filoni: “arte sacra”, “arte e nobiltà” e “arte contadina”.

Arte sacra

Il primo tema, quello riguardante i monumenti religiosi, mira a mettere in rilievo il ricco patrimonio culturale sviluppatosi tra il XV ed il XX secolo ad opera della Chiesa. Otto parrocchie, alcuni oratori e diverse edicole e cappelle costituiscono l’insieme dell’arte sacra delebiese. Il percorso predisposto nel progetto segue la seguente tabella di marcia: si parte dalla Chiesa parrocchiale di San Carpoforo e dal contiguo Oratorio di San Giuseppe, per poi proseguire alla volta dell’Oratorio di San Gerolamo, la Chiesa di Santa Domenica e la Rotonda del cimitero.

Vergine con BambinoLa chiesa di San Carpoforo, in particolar modo, si presenta come l’immagine-simbolo della cittadina lombarda. Fu eretta nel 1419 grazie al sostegno della diocesi di Como e completata definitivamente nel 1437 dal maestro Gaspare Aprile di Carona. Il suo prestigio si deve al fatto che vi si conservano all’interno due opere del pittore svizzero Giuseppe Antonio Petrini: a sinistra dell’organo la Vergine del Rosario, tradizionalmente rappresentata con un abito azzurro e la corona del Rosario fra le mani, e a destra il papa Pio V, unico piemontese ad essere stato investito da una simile carica, mentre approva la celebre battaglia di Lepanto contro gli ottomani.

Altri due lavori del Petrini, la Vergine col Bambino e la Vergine con una devota, si trovano nell’attiguo oratorio di S. Giuseppe. Interessantissimo è anche il cimitero, ubicato verso la parte Nord del paese, dove si può notare la Rotonda del cimitero, risalente al 1700. La chiesa, costruita dopo la distruzione della precedente chiesetta della Grancia cistercense di Badia, conserva un affresco del Gavazzeni ed una tela di Pietro Ligari.

Arte e nobiltà

L’altra tematica, quella che tende a concentrarsi sugli edifici di stampo nobiliare, concerne un tour al Palazzo ex Bassi ora Gusmeroli-Fumagalli (la cui visita però è riservata solo agli iscritti del FAI), al suo giardino, alla corte di Palazzo Peregalli e alla Bottega artistica Abram. Tuttavia, seppur l’edilizia civile come, appunto, il Palazzo Bassi, rivesta un ruolo fondamentale fra i beni culturali del paese, la vera gemma artistica di Delebio è senza dubbio l’Oratorio di San Girolamo, fatto costruire per volontà dell’influente famiglia Peregalli. Il piccolo tempio, al cui interno si trovano stuccature e tele di vari autori come il già citato Petrini e G.Goduri, è stato riconosciuto dagli studiosi come una delle prime parrocchie rococò d’Europa.

Arte contadina

Fare un giro a Delebio significa soprattutto riscoprire la realtà contadina di una volta, quella in cui vivevano la maggior parte dei cittadini. Il filone che tratta l’architettura rurale offre per l’appunto una visita ai caratteristici “culundéi”, ai lavatoi, alla roggia, al Mulino Mazza e, infine, alla Latteria Sociale. I “culundéi”, tipici della Valtellina, nascono proprio dalla necessità di alcune comunità contadine di avvicinarsi ancor di più ai loro padroni: sono edifici eretti attorno ad un cortine chiuso, con annesse stalle e fienili, abitati in passato dai coltivatori che lavoravano le terre appartenenti alla nobiltà locale.

Informazioni utili:

ORARI DI APERTURA DEI BENI:

-sabato 21 e domenica 22 marzo 2015, ore 10-12; 14.00-17 (parrocchiale di San Carpoforo: visite sospese domenica 22 dalle 10.30 alle 11.30)

EVENTI CORRELATI:

– sabato 21, ore 21.00: Coro Gospel Happy Corus in San Carpoforo

– mostra dell’artista Abram, nella chiesa di Santa Domenica

-domenica 22, ore 15.30: illustrazione dei restauri della chiesa parrocchiale di San Carpoforo a cura di Simonetta Coppa e di Ornella Sterlocchi

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Debora Manini

Debora Manini, 21 anni, innamorata dello sport ma al tempo stesso amante del cibo, studia Lettere presso la facoltà di Scienze Umane de l’Aquila con il sogno di poter lavorare in futuro nel mondo dell’editoria. Oltre ad avere un’autentica passione per i viaggi, dovunque essi conducano, adora leggere romanzi e cucinare nonostante la cucina non adori lei.

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