Da Codera a Savogno: le città fantasma più affascinanti della Valtellina

Codera

Lo studioso T. Lindsey Baker, autore del saggio Città fantasma del Texas, definisce una “ghost town” come “una città per la quale la ragione d’essere non esiste più”. E proprio il Texas, celebre per aver ospitato i leggendari cowboy del far west, detiene il maggior numero di sobborghi disabitati al mondo, ossia oltre 430 città fantasma. Queste ci appaiono deserte, oscure, spettrali e… maledettamente seducenti.

Le città fantasma in Italia

Per vedere uno di questi luoghi fuori dal tempo, non bisogna metter mano per forza al portafoglio. In casa nostra, infatti, ce ne sono a volontà. Dal Piemonte sino alla punta estrema della Sicilia, sono centinaia le città fantasma che popolano il nostro antico territorio.

Scheletri rocciosi, disadorni e scarni, che come lemuri s’innalzano alla vista dei turisti destando clamore. Il più delle volte non hanno nome, nessuno ne ricorda le origini. Sono questi i ruderi della nostra storia, i ricordi di un’Italia trascorsa, conclusasi nel dopoguerra. Cinquanta, forse cent’anni fa, erano delle abitazioni animate, popolate,vive. E proprio in Lombardia, oltre al noto paese di Consonno, ve ne sono due riscoperte di recente: Codera e Savogno.

Streghe e malefici a Codera

strada per CoderaNon vi sono strade carrozzabili a Codera, in provincia di Sondrio, raggiungibile per tal motivo solo percorrendo a piedi una vecchio sentiero. Il paesaggio che l’attornia, vergine ed intatto, preserva un aspetto antico, quasi medievale, da bosco incantati o, al contrario, maledetto. Nemmeno a dirlo, sono molte le leggende legate a questo luogo misterioso, disabitato ormai dagli anni ’60.

Gli anziani dei paesi vicini narrano spesso la vicende del malvagio Valfubia, condannato per i suoi trascorsi misfatti da brigante a vagare nella notte come un’anima in pena. Questo, accompagnato nel suo eterno vagabondare da una fanfara di urla bestiali, cambia aspetto ogni volta, tramutandosi ora in uccello, ora in maiale. Ancora oggi qualcuno pare udire da lontano le bestemmie strazianti lanciate dal crudele Valfubia contro la luna.

La raccomandazione, non a caso, è quella di non recarsi mai da soli in Val Codera senza un rosario. L’unico modo per tenere quest’essere a bada, infatti, è quello di stringere a sé la corona di rose cristiana e pregare in onore della Vergine affinché lo spettro si allontani.

Anche le figure delle streghe tuttavia, al di là di quelle degli umani puniti in terra, arricchiscono le cronache fantastiche della piccola Codera. Si racconta così di un giovane, vissuto nel lontano 1400, che s’innamorò a sua insaputa di una fattucchiera. Un giorno, l’ignaro amante, si recò presso l’abitazione della sua fidanzata scoprendo al posto della candida fanciulla l’improbe immagine di una ripugnante strega che, impegnata in un oscuro rito malefico, andava recitando: “Tre ur andà, tre ur a sta e tre ur a venì”.

Detto ciò la giovane donna sparì, volatilizzandosi. Il drudo di una di quelle che un tempo venivano definite come “le prostitute di Satana”, incuriosito ripeté la frase. Allora accadde l’inaspettato. Il giovane fu proiettato nel bel mezzo di un rito diabolico, ritrovandosi fra le mani un libro. I partecipanti, fortunatamente, non si accorsero di lui, tanto erano immersi nel loro perverso conciliabolo. Così, una volta ridisceso in paese, il giovane consegnò il manoscritto al parroco che leggendone i nomi in pubblico condannò di conseguenze i suddetti negromanti alle fiamme del rogo.

Queste ed altre storie fanno di Codera una città piena di ombre, di cui tutt’ora se ne temono le strade. Malgrado ciò i turisti, attirati proprio dalla sua occulta mitologia, aumentano ogni anno il loro numero.

La magia di Savogno

Savogno Per metter piede a Savogno si deve camminare parecchio ma il sacrificio vale la pena di essere affrontato. Il borgo, difatti, può essere raggiunto solamente ascendendo lungo una ripida mulattiera scandita da 2.886 gradini. Questo perché il paese risulta essere arroccato sul fianco di una montagna che mette in comunicazione la valle del Reno superiore con la Valchivenna.

Situato per la precisione nei pressi di Piuro, questo posto, annoverato fra le ghost town più famose del belpaese, già dal primo impatto non tradisce il suo intento a rifuggire qualsiasi forma di volgare modernità.

Una volta approdati in città, appunto, noterete per prima cosa le suggestive abitazioni che ne costituiscono il corpo: queste, per essere costantemente baciate dal sole, sono disposte tutte a “piramide” lungo il pendio su cui poggia il paese. Dunque particolarmente alte, costruite in pietra, le case presentano anche dei caratteristici loggiati in legno che ne ricoprono le facciate anteriori.

Nel Medioevo il paese figurava come un importante punto di transito per chi si recava a Coira, allora capitale delle Tre Leghe dei Grigioni; sul fine del ‘600 invece, come il resto dei comuni italiane, fu travolto dalla peste che ne diradò significativamente la popolazione. Dopo un periodo di espansione avutosi nel XIX secolo, il borgo cominciò a svuotarsi lentamente sinché i suoi abitanti non l’abbandonarono in definitiva nel corso degli anni ’50. Lo spostamento dalle campagne alle città quindi, come conseguenze dell’industrializzazione, ha decretato il destino comune di questi piccolo centri agricoli.

Nonostante alcuni avanzino progetti di ammodernamento, sono sempre più i visitatori che da ogni parte della regione accorrono per osservare e fotografare le rovine dell’immortale Savogno, dove il tempo pare non scorrere più da diversi secoli. Il paesino fra l’altro, amato dagli escursionisti per il suo ostile ma pur sempre percorribile territorio, offre anche l’opportunità di visitare la meravigliosa Cascata dell’Acquafraggia, non molto distante da esso.

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Debora Manini

Debora Manini, 21 anni, innamorata dello sport ma al tempo stesso amante del cibo, studia Lettere presso la facoltà di Scienze Umane de l’Aquila con il sogno di poter lavorare in futuro nel mondo dell’editoria. Oltre ad avere un’autentica passione per i viaggi, dovunque essi conducano, adora leggere romanzi e cucinare nonostante la cucina non adori lei.

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