L’Alpe e la Chiesa di San Romerio

Chiesa San Romerio

 

Nel comune svizzero di Brusio, in Val Poschiavo, nel cantone dei Grigioni, a poche centinaia di metri dalla stazione dove ferma il Trenino Rosso del Bernina, si trova una vetta alta 1800 metri , molto particolare sia dal punto di vista paesaggistico che storico; su un dirupo alto 800 metri che si affaccia sul lago di Poschiavo, sul quale è possibile ammirare un panorama mozzafiato, è infatti presente una chiesetta, che, pur essendo piccola è molto bella e caratteristica.

L’Alpe di San Romerio

L’Alpe di San Romerio si trova a 1794 metri sul livello del mare, alle pendici del monte Curnasc, sul lato sinistro della Val Poschiavo, in un antico fondovalle reso molto profondo dall’erosione geologica. Secondo un’antica tradizione locale, molti secoli fa una frana ha distrutto tutta la parte occidentale della vetta, lasciando intatto il lato dove si trova oggi l’antica chiesetta, e salvando la vita agli abitanti della zona. In realtà essa, molto probabilmente, è stata edificata un po’ più tardi rispetto alla calamità naturale, proprio come ringraziamento a Dio per la salvezza degli abitanti, e richiesta di protezione da eventuali catastrofi future.

La chiesa di San Romerio

Lago di PoschiavoI primi documenti storici che attestano l’esistenza di questo piccolo luogo di culto risalgono al XII secolo, e narrano di una comunità religiosa che seguiva la regola di Sant’Agostino, e di una chiesa dedicata a San Remigio (in dialetto locale Romedio), eremita vissuto nel IV secolo in Trentino Alto Adige.

Molto probabilmente la funzione iniziale della struttura era quella di dare ospitalità ai viandanti che percorrevano la strada che partiva da Poschiavo ed arrivava fino Tirano. La comunità presente all’interno dell’edificio religioso era per lo più composta da laici che vivevano seguendo una regola monastica.

Nel medioevo San Romerio era un territorio autonomo che si estendeva per più di 15 km quadrati, e confinava con i comuni di Poschiavo, Brusio, Tirano, Tovo e Grosotto. Un documento vescovile del 27 marzo 1237 parla di un unione di questa chiesa, con quella di Santa Perpetua sopra Tirano.

Tre secoli più tardi sono state accorpate entrambe al santuario di Madonna di Tirano, e di conseguenza sono stati riconosciuti al comune italiano tutti i diritti di proprietà. San Romerio divenne quindi la residenza estiva di alcuni monaci valtellinesi che ogni anno organizzavano una processione che partiva da Tirano ed attraversava vigneti e boschi, raggiungendo infine l’alpe.

L’architettura della chiesa

Oggi questo piccolo luogo di culto si presenta all’esterno quasi interamente spoglio. L’intonaco si è quasi completamente staccato, ad eccezioni di alcuni punti, dove si intravede ancora qualcosa.

La parete meridionale si affaccia su un atrio aperto, mentre il tetto è composto da grossi massi di pietra locale che ricoprono tutta la superficie dell’edificio. Il campanile si trova a nord della navata in posizione rialzata e termina con una piramide leggermente inclinata.

BrusioAll’interno, invece, la chiesetta è costituita da una navata rettangolare e da un coro costruito nel 1517, e modificato in seguito nel 1659; è di forma quadrata con all’estremità un arco semicircolare. Il pavimento è ricoperto da un selciato composto da grosse pietre irregolari. L’intonaco delle pareti della navata ha una superficie molto ruvida, a contrario di quello dei muri del coro che è invece completamente liscio.

A causa della presenza di finestre molto piccole, la chiesa è poco illuminata. Ha inoltre due porte di forma quadrata; quella nella parte sud è l’entrata principale, e quella nel lato opposto permette l’accesso alla torre, che è raggiungibile attraverso una breve scalinata di sei gradini.

Nella navata è presente un passaggio che porta ad un locale poligonale a sud dell’edificio, raggiungibile anche dall’atrio attraverso una porta ad arco che oggi è murata. Questa stanza inizialmente aveva la funzione di cappella laterale essendo appunto collegata con la navata e presentando un quadro raffigurante sant’Antonio abate risalente probabilmente al primo quarto del XVI secolo, nei secoli successivi, è diventata invece un ossuario.

Il ristoro

Per visitare la chiesa, come scritto sul sito ufficiale, è necessario chiedere le chiavi nel vicino ristoro, una sorta di piccolo rifugio che offre sia la possibilità di mangiare e degustare prodotti tipici locali e sia la possibilità di dormire, avendo a disposizione quarantuno posti letto. Sicuramente un luogo dove, a seguito di una piacevole passeggiata in mezzo alla natura, è consigliabile recarsi per rifocillarsi e cibarsi con ottime prelibatezze.

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Andrea Icardi

Sono Andrea, e le mie principali passioni sono arti marziali, lettura, musica, scrittura, web. Sono diplomato in un Istituto Turistico. Collaborare con questo Blog mi sembra il giusto compromesso tra il mio percorso scolastico e le mie passioni.

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